TAXI1729

ci presentiamo

Ci chiamiamo Paolo Canova, Diego Rizzuto e Sara Zaccone, e attraverso la nostra società, TAXI1729, ci occupiamo di formazione e comunicazione scientifica. Questo vuol dire che ci piacciono i numeri, le conoscenze che regalano e quelle che esigono, ma soprattutto lo spirito di avventura e di pura bellezza che spesso sanno racchiudere.

Quando si parla delle materie scientifiche, quelle “dure” come la matematica, si dice sempre che sono utili “ad altro”: a misurare, costruire, prevedere. Noi siamo convinti che in tutto ciò sia importante far riscoprire il bello prima dell’utile, la curiosità prima del sapere. Crediamo dunque che il nostro lavoro sia raccontare la scienza in modo preciso e approfondito, ma anche appassionato, attivo, divertente. E, perché no, eticamente responsabile.

Abbiamo un’ormai lunga esperienza di collaborazione con l’Università di Torino, il Ministero dell’Istruzione, la Rai e La7, il Festival della Scienza di Genova, la Fondazione CRT e numerose altre istituzioni locali e associazioni.
Dei nostri progetti hanno parlato La Stampa, il Corriere della Sera, la Repubblica, Rai2, Rai3, Canale 5, Italia 1, La7, Radio DeeJay e Radio3 Rai. Nel 2010 siamo stati premiati al Festival dei Giovani Talenti dal Ministero della Gioventù.

Il 18 novembre 2016, sul palco del Teatro Argentina di Roma, è stato consegnato alla nostra società il Premio Vincenzo Dona 2016, istituito 10 anni fa dall'Unione Nazionale Consumatori in onore del suo fondatore, «per aver dimostrato – recita la motivazione – che è possibile parlare ai consumatori in modo giocoso e scientifico allo stesso tempo, per la guerra dichiarata alle azzardopatie e a tutti quelli che continuano a confonderle con un gioco, nella convinzione che soltanto “svelando le regole del gioco” si crei consapevolezza nei consumatori».



Dicono di noi

Nadia Toffa

«Che bella scoperta conoscervi. Siete divertenti, intelligenti, educativi e in più indossate una divisa simile alla mia... vi manca solo la giacca e potreste essere delle vere Iene! Sono rimasta davvero molto colpita da quello che vi siete inventati: la prevenzione al gioco d'azzardo patologico attraverso la matematica. I vostri giochi sulle probabilità sono la dimostrazione di come si possa applicare una scienza difficile e a volte pallosa come la matematica per dimostrare in modo semplice e intuitivo come con l'azzardo alla lunga si perda. 'Educare divertendosi' potrebbe essere il vostro motto; ma è molto meglio 'Fate il nostro gioco'.
In bocca al lupo. La vostra iena (preferita spero) Nadia.»

Luciana Littizzetto

«Sai che cosa mi piace di loro? Due cose. La prima è che sono giovani che si sono inventati una cosa e che sono appassionati. E la passione è una roba ormai rara. La seconda cosa è che ci fanno vedere la matematica come una materia meravigliosa, e io ci credo che lo sia, però a me mi si staccano i circuiti del cervello quando sento parlare di matematica, quando mi parla anche il commercialista, che mi spiega delle cose, io sento proprio come se un velo mi ottundesse i neuroni e sgancio, mi viene subito da parlare d'altro e quindi sono ammirata quando sento delle persone che trovano divertimento e piacere e allegria a lavorare sui numeri e mi auguro che sia pieno di gente, di professori anche, che abbiano questa passione e abbiano voglia di mettere dentro le capocce dei nostri figli la voglia di essere divertiti a studiare la matematica perché probabilmente è anche una materia meravigliosa se la sai insegnare. Per cui in bocca al lupo!»
Radio Deejay, La bomba, 17/05/2014

Trio Medusa

«Diego e Paolo, meglio noti come I Probabilisti, si sono presentati a noi la prima volta con una moneta e un cubo gigante contenente 10 milioni di coriandoli bianchi e ci hanno spiegato quale fosse la probabilità di fare 6 al Superenalotto. Vi confidiamo che, dopo la spiegazione, nella lista delle cose da fare per migliorare la nostra vita, "affidarsi ai giochi a premi" è immediatamente finito in fondo, subito dopo "utillizzare la magia" e "mettersi a cercare la Pietra Filosofale"».

Massimo Polidoro

«Diego e Paolo sono stupefacenti. Grande ritmo e sense of humor per raccontare la scienza in maniera chiara, immediata e coinvolgente. Imperdibili!»

Rudi Mathematici

«Da anni, in tre, proviamo a convincere la nazione che la matematica può essere utile e divertente, ottenendo qualche limitato apprezzamento da chi la matematica l’amava già prima. Proprio mentre stiamo per concludere che l’impresa è impossibile arrivano due ragazzini, si infilano un camice e riempiono aule e teatri di gratta-e-vinci, mazzi di carte e schede win-for-life. Mentre il pubblico si diverte e ride, quei due inoculano a tradimento informazioni puntuali e precise, e quando infine gli spettatori se ne vanno hanno cambiato il loro approccio e la loro valutazione sui rischi del gioco d’azzardo. Oltre a tutto ciò, quei due in camice bianco sanno pure la matematica meglio noi. Devono ringraziare il cielo che noi tre siamo in fondo persone poco violente, perché il sottile desiderio di tagliar loro le gomme della macchina, per pura invidia, ci è già venuto una mezza dozzina di volte».

Prof.ssa matematica

«Sono docenti pieni di grinta ed entusiasmo, ottime doti comunicative e capacità di attrarre e mantenere l'attenzione dei ragazzi durante gli interventi. Conferenze e lezioni interattive, con trasmissione di concetti matematici a partire dalla realtà e dai giochi, applicazioni originali e legate anche alla storia della matematica, stimoli a costruire nuovi problemi: questi gli aspetti più qualificanti dei loro interventi e il loro punto di forza nel rapporto con gli studenti».



Perché TAXI1729?

Se immagini un taxi, la prima cosa che ti viene in mente non è certo la matematica. Se pensi al 1729, poi, probabilmente non ricordi nulla di importante. Eppure, dietro questo nome si nasconde una storia che starebbe bene in un bel romanzo. Una storia che ha molto a che fare con noi. I suoi protagonisti sono G. H. Hardy, autorevole matematico dell’Università di Cambridge, e Srinivasa Ramanujan, giovane indiano con un formidabile talento per i numeri. Siamo nei primi anni del ‘900. Durante i sei anni della loro collaborazione, i due sviluppano insieme intuizioni e ipotesi che si riveleranno di estrema importanza per la matematica moderna. Ma a un certo punto il giovane matematico indiano si ammala gravemente di tubercolosi e, poco dopo, muore.

Scrive Hardy:

Mi ricordo che una volta stavo andando a trovarlo a Putney, quando era già malato. Feci il viaggio sul taxi numero 1729, notai che il numero sembrava poco interessante e sperai che questo non fosse di cattivo auspicio. «No – mi rispose lui – è un numero molto interessante; è il più piccolo numero che si può esprimere come la somma di due cubi in due modi diversi».

Non solo: sommando le sue cifre (1+7+2+9=19) e moltiplicando il risultato per il suo simmetrico si ottiene di nuovo 1729. Coincidenze che, insieme a molte altre, trasformano un numero apparentemente qualunque in un piccolo simbolo del nostro modo di intendere la comunicazione scientifica.



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